Orfani: Ringo n.12, recensione della serie

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Oggi è il giorno in cui si conclude la storia di Ringo.
ORFANI: RINGO arriva al numero 12, “C’era una volta…“. E lo fa con un finale forse atteso ma non per questo meno crudo. Un bel colpo allo stomaco. E un gran bel modo per uscire di scena, direi.
Ma non è la recensione del numero 12 che voglio regalarvi. Bensì le mie considerazioni sulle due intere serie uscite ad oggi.
ORFANI e ORFANI: RINGO, creature di Roberto Recchioni, Emiliano Mammucari e Franco Busatta, ci hanno accompagnato per 2 anni. Il tempo passa veloce. Ma da ben più di 2 anni questi progetti sono in corso!
C’è chi lo ha abbandonato, chi lo ha amato dal primo momento, chi non lo ha nemmeno letto “per principio”, chi lo ha apprezzato sempre più col tempo (appartengo a quest’ultima categoria). Di certo, però, ne hanno parlato tutti. Grazie a una campagna marketing azzeccata e grazie al coinvolgimento in primo piano di quanti hanno lavorato agli albi: sceneggiatori, disegnatori, coloristi. Che si sono dati davvero molto da fare online, guadagnandone anche in visibilità personale.
Un prodotto figlio dei tempi, quindi. In senso positivo.
In questi due anni ho letto commenti di tutti i tipi, dall’amore all’astio più profondo (per cosa? per un fumetto?).
Davvero ho più volte avuto l’impressione che molti non aspettassero altro che di poter criticare. Capisco che Recchioni possa non essere il più accomodante, che possa avere un caratteraccio con chi non gli va a genio, che non le mandi certo a dire e che preferisca controbattere sul web ai tanti attacchi anzichè non dar loro peso e in questo modo ravvivi un po’ queste braci che ardono sotto la cenere. Ma – chiedetevelo – non è che si tratti solo, appunto, di una reazione uguale e contraria a determinate osservazioni che spesso gli vengono fatte?
Io non difendo la saga di Orfani a spada tratta… ma cerco di vederne pregi e difetti e dar loro il giusto peso.
Al terzo numero della prima serie avevo pensato di abbandonarne la lettura. Trovavo i personaggi un po’ stereotipati (la scena dell’attacco durante il matrimonio, con la battuta sulla luna di miele, era stata davvero troppo), alcune cose un po’ forzate. Ma vedevo comunque il grande lavoro che c’era dietro ogni numero, la qualità dei disegni e dei colori. E nella sceneggiatura vedevo tante potenzialità. Quindi mi è sembrato giusto attendere che le cose entrassero nel vivo.
E, quando così è stato, tante incongruenze hanno trovato una spiegazione (magari non tutte) e mi sono reso conto che tante scelte narrative avevano alla fine uno scopo. Sono rimasto sorpreso dalla piega che hanno preso gli eventi. E mi è piaciuto il cambio di registro nell’impianto narrativo della seconda serie. La scelta stessa di dare a questa un nome diverso.
Leggo di tanti che definiscono Orfani “commerciale”, e solo per questo non lo degnano di uno sguardo, salvo poi criticarlo.
Commerciale? Sì. Per forza. Oggi come ieri una serie deve sostenersi commercialmente.
Commerciale non è sinonimo di qualitativamente scadente, ricordiamocelo.

E’ vero, alcune cose succedono troppo in fretta, altre rimangono senza una spiegazione o la spiegazione risulta un po’ forzata… ma sono solo punti che non devono falsare un giudizio positivo complessivo. Per diverse ragioni:

1) una serie è composta di 12 numeri; ogni numero deve essere autoconclusivo e al tempo stesso inserirsi in un plot più ampio (della durata, appunto, di 12 numeri); ogni numero è composto di 94 tavole a disegni (cioè pagine con inquadrature… mettiamo una media di 5 inquadrature per tavola e 2 frasi per inquadratura… quindi con 10 battute – e nelle parti NON di azione – ti sei già giocato una pagina). Ergo, lo sceneggiatore ha a disposizione DAVVERO POCO spazio nel quale mettere TANTA carne al fuoco. Se la leggiamo così non è mica facile, vero? Mi pare ovvio dover concedere qualcosa alla profondità o alla congruenza, in alcuni casi. Mi si potrebbe dire: beh, se è per questo basta fare 24 numeri invece di 12! Ma è chiaro, dico io, che la scelta di 12 numeri sia basata su considerazioni fondate, no? Tipo che una saga di 2 anni, con una uscita al mese, forse risulterebbe troppo lunga in un mondo dove tutto cambia velocemente e occorre novità. E’ un formato, è una scelta che hanno fatto. Punto.

2) è innegabile che dietro ci sia da parte degli ideatori un lavoro immane, di creazione e di programmazione; e allo stesso modo ci sia una grande cura da parte di chi trasforma in immagini gli scritti. Qualità nella scelta dei collaboratori e qualità nella direzione dei lavori.

3) Orfani ha riacceso la curiosità di un pubblico che immagino giovane e ha trascinato questo interesse su altre testate e progetti. In poche parole, sta facendo del bene al mercato del fumetto in generale, mi pare.

4) Orfani sta dando notorietà (e lavoro) a tanti talenti, non solo disegnatori ma anche coloristi. Quando mai si era parlato dei coloristi, con tanto di nomi e cognomi, in Italia, prima? Prova ne è il fatto che negli ultimi tempi stanno fioccando ovunque workshops sul disegno e la colorazione digitali.

Per questo penso si debba sorvolare su alcuni momenti più deboli, proprio come passiamo sopra ad alcune imperfezioni dei nostri film preferiti, che non ci impediscono però di apprezzarli appieno, se ci danno emozione. Questo conta. E io ritengo la saga di Orfani una saga coraggiosa per molti aspetti.

(spoiler)

Quindi, complimenti a Recchioni & Co e aspetto di vedere l’inizio di ORFANI: NUOVO MONDO, sicuramente con qualche novità narrativa e la certezza del talento di Gigi Cavenago, sempre più bravo. Intanto, la fine di Orfani: Ringo mi ha talmente colpito nelle sue tavole finali (e chi se ne frega se, in un mondo reale, una Juric avrebbe dato comunque ordine di distruggere la nave sulla quale viaggia Rosa… ragazzi, chi se ne frega se l’aereo governato da Ringo si abbatte sul palazzo governativo e Ringo esce proprio, guarda un po’, nell’ufficio della Juric… è ovvio che non c’era lo spazio perchè se ne andasse in giro a cercarla) da essermi messo ai pennelli digitali subito dopo per rendere omaggio al Pistolero. Ecco qui il mio tributo a Ringo.

orfani ringo fabio govoni

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